Tepeznef, il gatto investigatore - Capitolo 5

Tebe è divisa dal Nilo. Se il lato occidentale è il regno del tramonto e delle tombe, il lato orientale è quello dei vivi. I Granai del Tempio di Amon si trovano a nord del Grande Tempio di Karnak, protetti da una massiccia cinta muraria in mattoni crudi.


​I granai non sono semplici capanni. Sono strutture a forma di alveare, o piramidi tronche, costruite in mattoni di fango essiccato al sole. Si entra dall'alto tramite una scala esterna per versare il grano, mentre alla base ci sono piccole aperture sigillate con fango e contrassegnate dai sigilli dello scriba, utilizzate per il prelievo.


​Il sole non era ancora sorto quando Ipy attraversò il viale delle sfingi verso i magazzini settentrionali. Io lo seguivo a distanza, scivolando tra le ombre delle colonne, con i polpastrelli che godevano del fresco mattutino sulla pietra.

Ipy puntò lo sguardo verso il terzo granaio, evidentemente aveva notato quello che avevo visto io: il livello era sceso di tra braccia. Il giorno precedente avevo sentito lo scriba dettare al mio giovane amico le misure dei granai, l’ammanco si notava irrimediabilmente ma i sigilli erano intatti: non c’erano crepe e nemmeno traccia di polvere lasciata dalla loro eventuale rimozione.

Ipy interrogò alcune guardie, che riconoscendolo e riconoscendo il bracciale che indossava, si misero sugli attenti, rispondendo compiutamente a ogni sua domanda. 

Dicono che siano stati i topi... ma i topi non mangiano tre tonnellate di farro in una sola notte senza lasciare una montagna di escrementi o un buco nelle pareti.

Ipy iniziò a girare intorno alla struttura. Guardava i muri, cercava gallerie sotterranee, ma non trovava nulla. Le guardie del tempio lo guardavano con un misto di scherno e attesa.

​Io, invece, decisi di salire. Balzai agilmente sulle scale esterne, arrivando alla sommità del granaio, dove l'apertura superiore era coperta da una pesante lastra di pietra.

​Topi? No, pensai, annusando l'aria. L'odore era dolce, di cereali polverosi, ma c'era qualcos'altro. Un odore aspro, come di cuoio bagnato o di sandali nuovi che avevano camminato nel limo profondo del Nilo.

​Mi sedetti proprio sul bordo della lastra di pietra e iniziai a graffiare freneticamente un punto specifico.

​«Brutto gattaccio, scendi da lì!» urlò una delle guardie, ma Ipy alzò una mano.

​«Aspettate. Perché il gatto sta guardando proprio il bordo della pietra?»

​Ipy salì la scala, ansimando leggermente. Mi raggiunse e osservò dove stavo puntando il muso. Non c'era nulla di evidente, se non una serie di granelli di sabbia dorata — troppo chiara per essere la sabbia del deserto vicino a Tebe — incastrati sotto il bordo della copertura.

Ipy gridò: «La pietra non è stata sollevata... è stata fatta scivolare. Ma non per mano d'uomo. Guardate qui: ci sono residui di olio di sesamo sui bordi. Hanno lubrificato la pietra per farla scorrere senza fare rumore.»

​Il capo delle guardie, Nebamon, ci raggiunse in cima a fatica.

«Lubrificata? Ma ci vorrebbero dieci uomini per spostarla senza che la guardia senta il rimbombo!»

​Fu allora che feci la mia mossa finale per quella mattina. Invece di guardare la pietra, guardai verso il basso, verso il canale di irrigazione che passava a pochi metri dal granaio, un braccio del Nilo usato per trasportare l'acqua.

​Lanciai un miagolio lungo e lamentoso verso l'acqua.

​Ipy seguì il mio sguardo. «Il canale...il granaio non è stato svuotato dall'alto. È stato svuotato da sotto. L'olio di sesamo non serviva per la pietra, serviva per far scivolare qualcosa... un tubo di cuoio o di tela cerata che è stato infilato dall'alto fino a dentro, e il grano è stato 'aspirato' o fatto scivolare verso una barca nascosta nel canale grazie alla pendenza!»

​Nebamon rimase a bocca aperta. Guardò il canale, poi me, poi Ipy.

​«Un sifone...Stanno usando il peso del grano stesso per rubarlo. Giovane scriva, se questo è vero, il ladro non è un ladro comune. È qualcuno che conosce l'architettura dei granai e le leggi dei fluidi.»

“Gli umani si stupiscono sempre quando qualcuno usa l’ingegno invece dei muscoli. Io no: per aprire la dispensa del tempio, ho sempre preferito la mente agli artigli.”


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