Tepeznef - il gatto investigatore, capitolo 6
L'odore di olio di sesamo e cuoio bagnato è una scia invisibile che si snoda lungo la banchina, lontano dai percorsi battuti dai soldati.
Mi muovo con una precisione chirurgica, scivolo tra le stradine delle città evitando le pozzanghere di fango che lorderebbero il mio pelo, lasciando su di me traccia di dove sono stato; meglio i muretti a secco, dove il calore del mattino esalta le tracce odorose rimaste incastrate tra le pietre porose.
La traccia mi conduce fuori dalla cinta muraria del Tempio, verso il Quartiere dei Pescatori, un labirinto di vicoli stretti dove l'odore del pesce essiccato cercherebbe di confondere qualsiasi altro naso.
Supero una bottega di cordai e mi infilo sotto un carretto abbandonato. Il mio sguardo attento cade su una piccola scia di chicchi di grano dorato, caduti da una cucitura difettosa, brilla tra la polvere.
La traccia termina davanti a un modesto capanno per le barche, seminascosto da un fitto canneto di papiro.
Strano, in un quartiere così rumoroso questo capanno è stranamente muto, inoltre non ci sono solo impronte di pescatori scalzi, ma i segni profondi di sandali di cuoio pregiato, lo stesso tipo che ha lasciato il segno nel limo vicino al granaio.
Appoggiato a una parete esterna, c'è un lungo rotolo di tela cerata, ancora lucido di olio. È il "sifone" che Ipy aveva intuito.
Devo scoprire di più e con un balzo raggiungo una delle feritoie poste in alto.
All'interno, nell'oscurità fresca, scorgo tre uomini. Due sono braccianti muscolosi, intenti a travasare il grano rubato in sacchi più piccoli per il mercato nero. Il terzo, però, è vestito con una tunica di lino finissimo. Ma è Usermaatra, uno dei sovraintendenti minori alle costruzioni del Faraone. È lui l'ingegnere che ha progettato il sistema per svuotare il granaio!
Caso risolto! Ma come informare Ipy?